Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di trovarmi a parlare con persone che mi chiedevano di fare formazione sull'AI. Aziende che volevano introdurre l'Intelligenza Artificiale nei processi del team, professionisti che volevano integrarla nel proprio lavoro, genitori preoccupati di come la usano i figli. Domande diverse, persone diverse, ma una sensazione di fondo che si ripeteva: "Abbiamo già provato qualcosa, e non ci è sembrato abbastanza."
Ho cominciato a chiedere cosa avessero provato. Le risposte erano abbastanza simili tra loro. Webinar guardati a velocità doppia. Manuali scaricati e mai aperti del tutto. Corsi online registrati, con un docente entusiasta che mostra dieci trucchi per "rivoluzionare la produttività" in mezz'ora. Decine di video YouTube. Qualcuno aveva pagato per un corso di gruppo da 100 persone e si era sentito anonimo, qualcuno per uno individuale che era costato troppo per quello che aveva imparato. Tutti, alla fine, dicevano la stessa cosa: "È servito a poco."
Da quelle conversazioni è nato AI Docet. Questo articolo prova a spiegare perché, e cosa cerco di fare in maniera diversa.
Il problema non è la mancanza di contenuti
La prima cosa che ho capito ascoltando quelle persone è che il problema non è la scarsità di materiale formativo sull'AI. Anzi. C'è una quantità sproporzionata di contenuti, e ne escono di nuovi ogni giorno. Quello che manca, paradossalmente, è il contrario: contenuti che aiutino davvero a capire.
La maggior parte del materiale che gira è progettato per essere consumato, non per essere imparato. È costruito per catturare attenzione, titoli forti, ritmo serrato, promesse veloci, più che per costruire competenze. Quando finisce, hai la sensazione di aver assistito a qualcosa di interessante, ma se ti chiedi "adesso so fare X meglio di prima?", la risposta reale è spesso no.
C'è anche una distorsione di tono. Molti contenuti sull'AI hanno un'inclinazione "guru": l'AI cambierà tutto, sarà la fine del lavoro, chi non si adegua è perduto. È un registro che fa scrollare molti follower ma che, per chi davvero deve fare scelte concrete in un'azienda o nella propria carriera, è poco utile. Le decisioni si prendono meglio con calma, dati alla mano, capendo cosa si sta facendo e cosa si sta scegliendo.
La differenza tra "saper usare" e "capire"
Una delle cose che si confondono di più, parlando di AI, è la differenza tra saperla usare e capirla. Sembrano la stessa cosa, ma non lo sono.
Saper usare ChatGPT significa sapere dove cliccare, come scrivere un prompt che funziona, come ottenere un riassunto o un'email. È una competenza utile, e si impara in poche ore. Si trova ovunque.
Capire l'AI significa qualcosa di diverso: significa avere un modello mentale di perché certi prompt funzionano e altri no, di quando fidarsi delle risposte e quando verificarle, di quali problemi sono adatti all'AI e quali no, di come i modelli stanno cambiando e cosa significa per chi li usa. È una competenza che si costruisce su tempi più lunghi, ma che dura, non scade con la nuova versione del prodotto.
Quasi tutti i corsi che girano oggi insegnano il primo livello. Il secondo è raro, e secondo me è proprio quello che serve a chi vuole usare l'AI in modo professionale e duraturo. Su questo ho scritto un articolo a parte, perché è un punto importante.
Cosa porto in aula io
Ho fatto un dottorato in Intelligenza Artificiale all'Università di Trento, in co-supervisione con l'Università di Aalborg in Danimarca. Negli ultimi anni ho presentato i miei lavori di ricerca alle conferenze internazionali più importanti del settore — NeurIPS, ICML, AISTATS — e ho lavorato come visiting researcher all'AIST di Tokyo. Il percorso completo è raccontato qui, se ti interessa.
Lo cito non per esibire credenziali, ma perché spiega cosa porto in aula quando insegno: la prospettiva di chi ha passato anni a leggere paper, fare esperimenti, capire perché certi metodi funzionano e altri no. È una prospettiva diversa da quella di chi ha imparato a usare ChatGPT bene e poi ha cominciato a insegnarlo. Non meglio o peggio in assoluto, semplicemente diversa. E credo che per certi tipi di formazione la differenza si veda.
Faccio un esempio concreto. Quando un partecipante in aula mi chiede "perché ChatGPT a volte si inventa le risposte?", posso rispondere in due modi. Il primo: "perché è un modello probabilistico, sbaglia ogni tanto, controlla sempre i fatti importanti". È vero, ed è sufficiente per molti scopi. Il secondo: "perché è addestrato a prevedere la parola successiva, non a essere vero — internamente non ha un meccanismo per dire 'qui sto andando a casaccio', quindi continua a generare con la stessa sicurezza". Questa seconda spiegazione cambia il modo in cui il partecipante userà l'AI per il resto della sua vita lavorativa, perché gli dà un modello mentale e non solo una regola.
Cosa significa "AI Docet"
Una parola sulla scelta del nome, che non è casuale. Docet in latino significa "(egli) insegna". Il nome AI Docet ha quindi due letture, entrambe vere e entrambe volute. La prima: l'AI insegna qualcosa a chi la sa ascoltare — usare bene questi strumenti significa anche imparare da loro, capire come ragionano, accorgersi di quello che fanno bene e male. La seconda: io insegno l'AI — è quello che faccio quotidianamente, con persone e team che vogliono capirla davvero.
Mi piaceva l'idea di un nome che non urlasse "intelligenza artificiale per tutti" o "AI per il successo". Un nome breve, latino, un po' obliquo, che chiede una piccola spiegazione e che, proprio per questo, resta in mente.
Come lavoro: i principi
Da queste osservazioni sono nati alcuni principi pratici con cui ho costruito AI Docet. Non sono originali, e non sono complicati, ma li applico in modo coerente.
Aule a numero chiuso. I corsi sono pensati per gruppi piccoli — da poche persone a un massimo che varia in base al corso, ma mai grandi platee. Non è una scelta di mercato, è una scelta di metodo. Con 5-10 persone si può fare lezione vera: domande, esercizi, casi specifici portati dai partecipanti. Con 100 persone si fa intrattenimento, anche quando il docente è bravo.
Contenuti aggiornati prima di ogni erogazione. L'AI è un campo che si muove velocemente. Quello che era vero sei mesi fa potrebbe non esserlo più. Prima di ogni corso rileggo, aggiorno gli esempi, sostituisco gli strumenti citati con quelli effettivamente rilevanti. Costa tempo, ma è l'unico modo per non insegnare cose obsolete.
Rigore senza pesantezza. Non rinuncio alla profondità, ma non scarico sui partecipanti il peso del gergo tecnico. Quando spiego come funziona un modello linguistico, lo faccio in modo che lo capisca chi non è del settore — senza per questo banalizzare. È un equilibrio difficile, ed è una delle cose che cerco di curare di più.
Esempi concreti, calibrati. Prima di ogni corso aziendale parlo col referente per capire chi sono i partecipanti, che strumenti usano, che tipo di problemi affrontano. Calibro contenuti ed esempi su quel contesto. Un corso erogato a una PMI manifatturiera non può essere identico a uno erogato a uno studio legale, anche se i temi tecnici sono gli stessi.
Nessun attestato decorativo. A fine corso non c'è un diploma da appendere. C'è — questa è l'aspettativa — la sensazione di essere in grado di applicare davvero quello che si è imparato dal lunedì successivo. Se quella sensazione manca, il corso non ha funzionato, indipendentemente dal certificato.
Cosa AI Docet non è
Mi piace dire anche cosa non è AI Docet, perché spesso definire per negazione è più chiaro.
Non è un marketplace di corsi. Non ci sono decine di percorsi a catalogo, ognuno tenuto da docenti diversi. AI Docet sono io che insegno: il numero di corsi resta piccolo, perché ogni corso viene preparato e tenuto direttamente.
Non è formazione che promette risultati straordinari in tempi brevi. Tre ore di corso non trasformano nessuno in un esperto AI, e diffiderei di chi lo promette. Tre ore di corso fatte bene possono però cambiare durevolmente il modo in cui un team approccia uno strumento — questo sì, se i contenuti sono giusti e l'aula è quella adatta.
Non è un percorso per "diventare ricchi con l'AI". Non è il mio mondo, non è il mondo che racconto, non è quello che vendo.
L'attività principale di AI Docet è la formazione, in tutte le sue forme: corsi a catalogo, percorsi su misura, sessioni dedicate per team. Per esigenze diverse — progetti di consulenza specifici, supporto continuativo, collaborazioni più articolate — il modo migliore è sempre scrivermi direttamente per capire insieme se e come ha senso lavorare insieme.
A chi può servire
I corsi che propongo sono pensati per due grandi gruppi di persone, con bisogni diversi.
Da una parte le aziende: team che vogliono introdurre l'AI nei processi quotidiani in modo strutturato e sicuro. I percorsi vanno da una giornata di formazione sul prompting per il team allargato fino a programmi intensivi di Machine Learning per team tecnici.
Dall'altra i privati: professionisti, curiosi, ragazzi e famiglie che vogliono capire come funziona l'AI generativa per usarla bene nel proprio lavoro, nello studio, nella vita di tutti i giorni. Sono corsi più brevi, a costo accessibile, in piccoli gruppi.
Per casi particolari, esiste anche la possibilità di un corso completamente su misura, costruito sulle esigenze specifiche di un'azienda o di un gruppo.
Una conclusione onesta
AI Docet è un progetto piccolo. Non c'è un'organizzazione dietro, non c'è un team di marketing, non ci sono investitori. Ci sono io, il mio percorso di ricerca, e l'idea che ci sia spazio per una formazione AI più seria, più calibrata, più rispettosa delle persone che la ricevono. Lo dico senza falsa modestia ma anche senza enfasi: è quello che è.
Se quello che hai letto risuona con il tuo modo di pensare alla formazione — con l'idea che capire prima di applicare sia importante, che il rigore non escluda la chiarezza, che la dimensione umana di un corso conti più del marketing che ci sta intorno — allora forse i corsi che propongo possono interessarti. Se invece cerchi qualcosa di diverso, di più veloce o di più "trasformativo", probabilmente troverai di meglio altrove, e ci sta. Non tutti i progetti sono per tutti, ed è giusto così.
In ogni caso, grazie per essere arrivato fin qui. I corsi per aziende e quelli per privati sono linkati nel menu. Se hai domande, scrivimi — rispondo direttamente io, sempre.
FAQ — Domande frequenti su AI Docet
Chi tiene i corsi di AI Docet?
Tutti i corsi sono tenuti direttamente da me, Francesco Ferrini. Ho un PhD in Intelligenza Artificiale all'Università di Trento, lavoro nella ricerca su Machine Learning e modelli generativi, e insegno AI ad aziende e privati. Non c'è uno staff di docenti diversi: AI Docet è un progetto in cui chi prepara i contenuti e chi li eroga è la stessa persona.
I corsi sono adatti anche a chi non ha background tecnico?
Dipende dal corso. Il corso AI & Prompting per aziende e quelli per privati (AI for everyone e AI per ragazzi) sono pensati per pubblico senza prerequisiti tecnici. Il corso Machine Learning Intensivo richiede invece basi di Python — è un corso per team tecnici. La pagina aziende e quella privati chiariscono il livello richiesto per ognuno.
Perché i corsi sono in live streaming e non registrati?
La scelta del live ha una ragione precisa: in aula a numero chiuso si può fare interazione vera. Domande, dubbi, casi specifici, esercizi commentati. È quello che fa la differenza tra "aver guardato un corso" e "averlo fatto". I corsi registrati esistono, sono comodissimi, ma sono un prodotto diverso — più simile a un libro che a una lezione.
Si possono fare anche corsi in presenza?
Di base i corsi sono online, per accogliere team distribuiti geograficamente e mantenere le aule a numero chiuso. Su richiesta, però, è possibile concordare anche l'erogazione in presenza, soprattutto nell'ambito del corso personalizzato.
Quanto tempo ci vuole per organizzare un corso?
Da quando un'azienda mi contatta a quando il corso si tiene, di solito passano tra le due e le quattro settimane. Il tempo serve per parlare col referente, calibrare i contenuti sul contesto specifico, fissare le date che funzionano per il team. Per richieste urgenti, riesco a essere più rapido — dipende dal corso e dalla disponibilità.
Come funziona il primo contatto?
Il modo migliore è scrivermi una mail o compilare il form della pagina del corso che ti interessa. Rispondo io, di solito entro 24 ore, con una proposta concreta. Se serve, fissiamo una call per parlarne più nel dettaglio. Niente automazione, niente call center, niente catena di referenti — la persona con cui ti scrivi all'inizio è la stessa che terrà il corso.